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Nonni e nipoti, l’estate insieme: storie di amore e di cura

Per gli anziani l’estate è caldo, fatica, a volte solitudine. Uscire di casa è un problema, dormire bene è difficile. Spesso se ne parla come di un’emergenza e i bollini rossi sono ancora più rossi, quando si rivolgono agli over 70.

I figli adulti alle prese con il lavoro fanno quel che possono e soprattutto se sono lontani non possono più di tanto.

Allora i nipoti, per chi li ha, sono una risorsa preziosa: per bambini e ragazzi il tempo estivo è più disteso ed è più facile – per i più piccoli spesso provvidenziale – condividerlo con i nonni.

Così l’estate è per molti il tempo in cui la famiglia torna ad allargarsi, con beneficio di tutti.

Questo è vero per tutte le famiglie, anche per quelle di AIPD: non solo i bambini, ma anche i giovani e gli adulti con sindrome di Down trovano nell’estate l’occasione e il tempo di coltivare il legame con i nonni e in questo apprendere, ma anche dare e rendersi utili.

Qui, con AIPD Nazionale, abbiamo messo insieme alcuni racconti, che con le parole e le immagini testimoniano il valore di questo legame, capace di offrire a tutti, giovani e anziani, una possibilità vitale: quella di rendersi utili, indipendentemente dall’età e dalle condizioni.

Charlotte e Hannah, voci di nipoti 

Charlotte e Hannah sono due sorelle di 16 anni e 12 anni ,entrambe con sindrome di Down. Vivono a Roma ma sono francesi e l’estate è il momento per stare con i nonni: Bernard, Babette e Pascal. Uno di loro ha 76 anni e l’Alzheimer.

“Sono Hannah, ho 12 anni.Sono andata in Francia dai nonni. Sono andata al parco. Ho aiutato grand-père a camminare fino alla spiaggia. L’ ho anche aiutato a mettere le scarpe e a sedersi”, racconta Hannah.

E la sorella Charlotte dice chiaramente: “Sono andata in Francia per aiutare i nonni. Ho fatto la spesa con la nonna, sono andata al mare e al bar. Ho cucinato, ho messo a posto la cucina dopo pranzo, ho anche preparato la colazione del nonno, ho disegnato perchè mio nonno è un pittore”, racconta Charlotte.

Gabriella nonna innamorata. “Michela è il nostro pilastro”

Michela ha 9 anni ed è “impegnatissima. Tra scuola, attività sportive, terapie bisettimanali e le tante giornate in gita con tutta la sua numerosa famiglia, non riusciamo in estate a stare con lei per molto tempo, ma ogni volta che l’AIPD Roma organizza visite a mostre o a luoghi particolari partecipiamo con molto entusiasmo anche noi nonni, constatando ogni volta il suo interesse e il suo grande entusiasmo!  Michela ha un carattere meraviglioso e attenta a tutte le novità”.

A parlare della nipotina con un affetto di cui forse solo una nonna è capace è Gabriella, che ricorda così la nascita di Michela: “Sei arrivata come ‘una stellina a forma di bambina’, come disse il tuo fratellino maggiore appena ti vide per la prima volta! Quel giorno c’eravamo anche noi nonni, con le manine dei tuoi 6 fratellini che accarezzavano i vetri che li separavano da te. Loro già sapevano vedere “oltre”: l’immagine di chi è felice di essere venuto al mondo con la forza del tuo animo da combattente, grande Michela!”.

E continua Gabriella: “Sei sempre il pilastro, il centro della tua/nostra bellissima famiglia che è tale anche e, forse, soprattutto, grazie a te che vivi sempre con gioia autentica ogni festa, da Natale ai compleanni, alle semplici passeggiate, in complicità e ironia che ti rendono adorabile! Non cambiare mai, tesoro prezioso dei nonni!”.

I nonni e Andrea, custodi ed erede di tradizioni

Andrea ha 35 anni e vive a Mestre. I suoi nonni vivono in parte a Venezia, in parte in Abruzzo e “da ciascuno di loro ha ereditato qualcosa di prezioso: le tradizioni di famiglia, i valori, i racconti, i gesti semplici e l’importanza dello stare insieme. Tutto questo ha contribuito a costruire il suo carattere e il suo modo di vivere le relazioni”, racconta la mamma, Paola. 

“Andrea è cresciuto circondato dall’amore dei suoi nonni: per loro non è mai stato “il nipote con la sindrome di Down”, ma semplicemente Andrea, un nipote da amare senza riserve. Lo hanno accolto con un affetto infinito, accompagnandolo nella crescita con pazienza, tenerezza e tanta dedizione. Oggi che è adulto, porta con sé un bagaglio ricco di amore, ricordi e tradizioni. È un patrimonio che custodisce con orgoglio e che restituisce ogni giorno ai due nonni che sono ancora al suo fianco: la nonna paterna e il nonno materno. A loro dedica lo stesso affetto sincero e incondizionato che ha ricevuto per tutta la vita, in un legame fatto di cura, gratitudine e amore reciproco. Grazie a loro, Andrea ha vissuto la sua ‘venezianità’ e la sua ‘meridionalità’”.

Tommy e i nonni, una squadra preziosa per una mamma single

 Carla e Paolo sono diventati nonni giovanissimi: lui aveva 53 anni, lei neanche 49. Era il 1999 quando si sono ritrovati tra le braccia Tommaso, una chioma di capelli rossi, la sindrome di Down e una mamma di 22 anni appena compiuti.

Ed è lei, Giulia, che da Roma ci racconta quanto il legame tra Tommaso e i nonni sia stato cruciale per permettere anche a lei diventare “grande”, di essere mamma, senza rinunciare a essere giovane. 

“Quel cucciolo rosso, oggi divenuto un giovane uomo di 27 anni, ha cambiato la vita di una famiglia intera, che attorno a lui ha costruito ponti di amore, sacrificio e dedizione. Tommaso è la gioia più grande di nonno Paolo e nonna Carla, che a lui hanno dedicato quegli anni della vita nei quali ti senti appena libero dall’impegno di aver cresciuto i tuoi figli”, ricorda.

“Grazie al loro supporto, io ho potuto terminare gli studi, trovare una casa in cui vivere col mio piccolo Tommy, mantenere quel minimo di vita sociale che i miei 22 anni vedevano perdersi del tutto. Anche grazie al loro sostegno ho potuto divenire la mamma che sono. Anche grazie al loro amore, Tommaso è potuto crescere nella sicurezza di non essere mai solo”, assicura.

“E’ difficile scegliere tra i cento ricordi di questi 27 anni… nonno Paolo che lo accompagna alla scuola materna, nonna Carla che sceglie per lui le insegnanti migliori, le vacanze in Austria e gli immancabili panini di nonno, le vacanze al mare e la crema spalmata dalla nonna, nonno Paolo che lo aspetta il venerdì sera fuori dalla scuola di ballo, nonna Carla che lo accompagna alle lezioni di logopedia, la festa per il diploma e per i 18 anni , le serie tv riviste mille volte, i Natali in trepidante attesa dei regali”.

E poi si rivolge ai nonni con un augurio che è anche una promessa: “Ora state invecchiando, lui crescendo, che vi sia di sostegno come voi lo siete stati con lui, nell’amore e nella dedizione profonda. Vi amiamo infinitamente, mille volte grazie!”.

Emanuele e i nonni, quando l’amore diventa cura

Emanuele è nato a Palermo 11 anni dopo sua sorella. “Il rapporto con i nonni, Pina e Gaetano, fu subito speciale – assicura sua mamma, Alessandra – Non sono stati i ‘nonni della domenica’: sono stati casa, presenza, quotidianità. Grazie a loro Emanuele è cresciuto dentro una famiglia grande, rumorosa, e soprattutto dentro la casa dei nonni. Con loro ha imparato il mondo. Con i nonni ha girato. Ha visto città nuove, culture diverse, posti che per molti restano solo sui libri. Con loro è entrato a teatro per la prima volta, seduto in platea a bocca aperta, a battere le mani anche fuori tempo. Con loro ha capito che la vita si può guardare con curiosità, sempre”.

Oggi Emanuele è cresciuto, quasi maggiorenne, mentre “nonno Gaetano è invecchiato: ha 85 anni e le forze non sono più quelle di una volta – racconta ancora Alessandra – I ruoli, piano piano, si sono invertiti. Oggi è Emanuele che accudisce il nonno. Con un’attenzione che non si insegna. Gli sistema la coperta, gli porta l’acqua, gli parla piano. Hanno un rapporto simbiotico, si capiscono con uno sguardo. La sera guardano la tv insieme sul divano, spalla a spalla, come hanno sempre fatto. E ogni giorno, alle ore 15 in punto, recitano il Rosario: Pina, Gaetano ed Emanuele. Una routine sacra che non si salta”.

Anche per Pina, Emanuele è oggi un riferimento fondamentale: “In questo periodo è un po’ più triste, vedendo il declino di suo marito Gaetano. È lì che entra Emanuele. Con una battuta, con una carezza, con il suo modo di sdrammatizzare. La coccola e le strappa un sorriso, anche nelle giornate più grigie. Perché lui ha imparato dai nonni a non mollare. E ora insegna la stessa cosa a loro”.

Conclude Alessandra: “Quando Emanuele è nato, 11 anni dopo sua sorella, ci sembrava che fosse arrivato ‘in ritardo’: invece era arrivato proprio nel momento giusto, per quei nonni che hanno scelto di crescerlo con il mondo in valigia e il teatro nel cuore. E di un amore che oggi fa il giro completo: quello che hanno dato, ora lo ricevono indietro. Un amore unico. Quello di tutti i giorni”. 

Qui potete vedere tutte le foto di ogni storia

 

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