
Ci vediamo al Gianicolo domenica 11 ottobre, per la Giornata Nazionale! E quest’anno la dedicheremo alle parole, ma soprattutto ai pensieri…
Ci sono parole che abbiamo smesso di usare. Espressioni che appartengono al passato e che oggi sappiamo essere offensive, improprie o semplicemente sbagliate. Il linguaggio è cambiato, la sensibilità è cresciuta. Ma il pensiero è cambiato altrettanto? È da questa domanda che parte la campagna di AIPD – Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down ETS-APS per la Giornata Nazionale delle Persone con Sindrome di Down, che si celebra domenica 11 ottobre con postazioni, eventi e iniziative in tante città italiane. Una campagna che AIPD Roma rilancia e a cui partecipa con grande impegno ed energia.
Nelle vignette della campagna la parola “mongoloide”, ormai inaccettabile, viene cancellata. Ma insieme al termine appropriato “persona con sindrome di Down” convive un pensiero che, anche se errato, per alcuni suona ancora perfettamente adeguato, quasi familiare.
“Sempre a casa con mamma e papà, poveri genitori!”. “Che carini, sempre tanto allegri e affettuosi!”. E tanti altri che potremmo aggiungere.
Frasi apparentemente innocue, quasi sempre pronunciate senza alcuna intenzione di offendere. Ed è proprio qui che si nasconde il problema. Non tutti i pregiudizi hanno una brutta faccia. Lo stereotipo della persona con sindrome di Down sempre allegra, quello della famiglia necessariamente segnata da una disgrazia o l’idea che la sindrome comporti inevitabilmente una vita poco dignitosa sono convinzioni ancora diffuse. Non sono insulti, ma un pensiero fuorviante che può condizionare negativamente la realtà: aspettative più basse, opportunità negate, scelte compiute al posto delle persone, limiti immaginati prima ancora di verificare capacità, desideri e possibilità.
«Negli ultimi decenni abbiamo imparato molto sul linguaggio e questo è stato un passaggio
importante – afferma Gianfranco Salbini, presidente nazionale AIPD –. Le parole definiscono la realtà e usarle correttamente significa riconoscere rispetto e dignità. Ma non possiamo fermarci alle parole. Possiamo aver eliminato un termine dal nostro vocabolario e continuare a guardare le persone con sindrome di Down con gli stessi occhi di cinquant’anni fa. Il passaggio successivo è più difficile ed è una responsabilità individuale: cambiare le aspettative che abbiamo su di loro, riconoscerle come persone diverse l’una dall’altra e lasciare spazio alle loro scelte, ai loro desideri e anche ai loro errori».
È questa la contraddizione su cui gioca la campagna: un vocabolario aggiornato rischia di
convivere con un pensiero rimasto indietro. E gli stereotipi “positivi” non sono necessariamente meno limitanti di quelli apertamente negativi. Pensare che una persona con sindrome di Down sia per natura sempre felice può significare non riconoscerne la tristezza, la rabbia o la complessità. Compatire i suoi “poveri” genitori significa
decidere arbitrariamente quale valore abbia quella esperienza familiare. Dare per scontato che quella persona avrà sempre bisogno di qualcuno anche per prendere le decisioni più banali vuol dire immaginare la sindrome di Down attraverso conoscenze che appartengono a un’altra epoca.
“Noi oggi vogliamo chiedere un’attenzione nuova verso le parole e i pensieri sulla sindrome di Down: perché si superino davvero gli stereotipi e i pregiudizi che ostacolano la piena e vera partecipazione”, afferma Giancarlo Giambarresi, presidente di AIPD Roma, precisando che “anche inclusione è una parola che non ci soddisfa in pieno: preferiamo parlare di partecipazione: le persone con sindrome di Down non aspettano passivamente di essere incluse, ma chiedono e vogliono partecipare alla vita della comunità”.
Quale miglior occasione, allora, che incontrarsi in piazza l’11 ottobre? AIPD Roma sarà presente con il suo banchetto principale a piazza Giuseppe Garibaldi, sulla Terrazza del Gianicolo, dalle 10:30 alle 13:00, per una mattinata di festa e condivisione. Saremo lì per incontrare il pubblico, rispondere alle domande e raccontare le attività che l’associazione porta avanti durante tutto l’anno insieme alle persone con sindrome di Down e alle loro famiglie.
Sarà possibile sostenere AIPD scegliendo la tradizionale tavoletta di cioccolato fondente al 72% della Giornata Nazionale. Le risorse raccolte contribuiranno alle attività associative: educazione all’autonomia, scuola, lavoro, salute, affettività, vita adulta e indipendente,
tutela dei diritti e sostegno alle famiglie.
Quest’anno il pubblico potrà anche diventare parte della campagna attraverso una cartolina
interattiva: ciascuno potrà completare una vignetta con il proprio pensiero sulle persone con
sindrome di Down ed avviare un percorso di maggiore consapevolezza mettendo personalmente la spunta accanto alla frase “Cambiare il pensiero”.
Perché le parole contano. Ma, dopo aver imparato a cambiarle, resta il lavoro più importante: cambiare il pensiero.
Qui l’elenco delle nostre piazze a Roma, l’11 ottobre e non solo



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